lunedì 10 settembre 2007

Addio vecchia Barriera......

Anche per questa volta potrò dire ai miei figli (e, spero, anche ai miei nipoti) “io c’ero”.

C’ero la sera di martedì 7 agosto, quando la Barriera autostradale di Piacenza ovest è stata chiusa in una morsa di muri di cemento tipo “New Jersey” per permettere ai veicoli di passare senza più fermarsi per il pedaggio, nell’attesa che i macchinari comincino a tagliarne e strapparne le lamiere e a sbriciolare il cemento, per fare spazio a due aree di servizio, c’ero quando con i colleghi abbiamo fatto la spola in auto per portare tutto il materiale al nuovo casello di Piacenza ovest, tanti viaggi per portare cose utili per il lavoro, ma anche semplici ricordi.

Perché “io c’ero” anche quando, in maniera anacronistica, il pedaggio vi si pagava all’ingresso in autostrada, per cui dovevamo chiedere a tutti , spesso con risposte esilaranti del tipo: ; c’ero quando arrivò la prima automazione, e ci sono ancora ora che ormai tutto è “self service” o Telepass.

Ho condiviso ventotto dei 32 anni di vita della Barriera; tanti ricordi belli (là ho conosciuto mia moglie, la seconda ragazza arrivata a fare la “stagionale” nell’87), tante pastasciutte notturne in compagnia, ma anche ricordi tristi, legati ai colleghi di tanti anni di lavoro che non ci sono più, e che non potranno dire a nessuno .

C’era “Penna Bianca”, che quando arrivava vicino al distributore di caffè immancabilmente ti diceva: : il giorno di Capodanno di quindici anni fa appoggiava il capo al finestrino della cabina e lì rimaneva, in attesa del Medico Legale.

C’era “il Cicetto”, che cenava sempre, cascasse il mondo, alle ore 17.00; accanito fumatore, fino alla fine ha continuato a ripetere “era meglio quando c’erano i bigliettini”, nostalgico del vecchio sistema di esazione dei pedaggi.

C’era il “Maniglia”, che se aveva un problema ci beveva su e se gli arrivava una buona notizia beveva per festeggiare.

C’era “l’Orlando”, capo dai modi burberi ma che si faceva in quattro se avevi bisogno.

Tanti altri colleghi invece hanno lasciato il lavoro, chi per trovarne uno più adatto alle loro capacità, chi, la maggioranza, per godersi la pensione.

Non posso dimenticare “Razzescu”, detto così per avere iniziato un’avventura di lavoro in Romania, di cui ho condiviso le fatiche iniziali, che lo ha portato ad essere uno stimato produttore di farina presso Oradea.

Prima del computer, era “Ughetto” a sviluppare a matita i turni per più di 40 persone, e ti sapeva dire a memoria i codici di tutti, ed i rispettivi turni. Il “Bilon” era capace di fare tempi da record con l’auto di servizio, per recuperare i ritardi ormai cronici. Il mio primo giorno di lavoro, timido diciottenne, ero incappato nel “Ricu”, che mi aveva accolto con un lapidario: . “Carlino” sfidava ogni giorno la pattuglia, arrivando al lavoro con il ciclomotore. Record da Guinness per il “Boz”, capace di aspirare uno scodellino di gelato in 22 secondi netti. Campione di pipa il “Pino”, magari con un pezzo di zampirone nel tabacco….. La “Lella”, per il merito di essere l’unica esattrice della Torino-Piacenza aveva conquistato il diritto di andare in pausa per prima, quando il “Nonnone” arrivava con i panini, di cui verificava il contenuto con un veloce colpo d’unghia. Niente zanzare quando in turno c’era il “Milione”, con le sue diete salutiste a base d’aglio. “Gigione”, ex camionista della vecchia guardia, non sopportava i nuovi autisti, incapaci di fare una semplice retromarcia con l’autotreno: a volte li sostituiva alla guida per cavarli dai guai. Anche Diego ormai si dedica ai nipotini, mentre il Marione dedica il suo tempo libero al volontariato, sulle ambulanze. E l’Alfredino? Sempre un rubacuori…Il Gianni, perché non ci si dimentichi di lui, ci ha mandato per qualche mese la figlia a lavorare; giudizio unanime: . Non dimentichiamoci della “Cenza”, che ai suoi tempi riusciva da sola a tenere puliti uffici e cabine, dedicando comunque a tutti alcuni minuti di chiacchiere.

Dall’ufficio in cui lavorerò d’ora in poi, con ampie vetrate aperte sul nuovo casello ipertecnologico, vedrò e sentirò demolire pezzo a pezzo la vecchia struttura, che, se da un lato ha provocato le ire e gli insulti di chi vi è rimasto a lungo in coda negli esodi (ormai un ricordo dei tempi in cui la FIAT ti buttava in ferie 45000 dipendenti tutti insieme), ha dato anche la possibilità a decine e decine di giovani alle prime esperienze di guadagnarsi qualche soldo per mantenersi agli studi e permettersi qualche extra, lavorando almeno nei mesi estivi. Tutto questo se ne va: nei prossimi anni, solo un quarto degli attuali “stagionali” troverà posto: le piste automatiche non vanno sostituite per ferie, i futuri “esodi” non toccheranno il nuovo casello di Piacenza ovest. Noi “nonni”, ultimi esemplari di una razza in via d’estinzione, non godremo più la ventata d’allegria portata da ragazzi e ragazze che hanno ancora tutta una vita davanti. Addio, vecchia Barriera: già mi manchi.

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